martedì 7 ottobre 2008

La nuova umanità: iniziamo da noi stessi..


Se vogliamo iniziare un vero percorso di crescita e dare un vero senso alla nostra vita, dobbiamo innanzitutto cominciare a guardare dentro di noi tramite la meditazione.
Scopriremo ben presto che abbandonando le lusinghe della mente, i desideri e la mente stessa dopo, riusciremo ad avventurarci tramite noi stessi in una vita del tutto nuova, vedere in faccia la verità, la realtà senza il costante teatro delle illusioni che ci ruotano intorno mentre siamo "addormentati".
Questo risveglio è in realtà una nuova vita, una morte ed una nuova rinascita spirituale che avrà effetti sconvolgenti.
Ci serve a questo punto l'aiuto di qualcuno che prima di noi ha seguito uno dei sentieri che portano all'illuminazione, ed il più recente storicamente è:








Osho Rajneesh (1931-1990) ha dedicato la sua vita allo studio dell’uomo, della sua struttura (vuoi caratteriale, vuoi di identificazione politica e/o religiosa) delineando un processo di coscienza capace di far uscire alla vita quanti si sentono troppo stretti in quegli abiti ideologici e tradizionali che ancora ci determinano, ma che l’occhio della ragione riconosce essere ormai vecchi ed obsoleti.

Sperimentando su di sè le proprie comprensioni, Rajneesh visse, all’età di 21 anni, quella realizzazione esistenziale che l’Oriente conosce come “illuminazione” e che può essere descritta come “l’erompere dell’individuo fuori da ogni mappa mentale, nel libero territorio della realtà della vita”.

Per condurre altri a questa stessa apertura della coscienza, Rajneesh creò nel 1974 a Poona, in India, una “multiversità” che con gli anni si è affermata come un prezioso laboratorio di crescita nel quale ancora oggi si lavora e si vive, e dove vanno quanti trovano in questo contesto gli strumenti a loro necessari per una vera realizzazione del proprio “potenziale umano”.

Conosciuto come Bhagwan Shree Rajneesh, il 7 gennaio 1989 egli annunciò pubblicamente la sua volontà di abbandonare il nome “Bhagwan Shree”, in quanto per troppe persone esso conserva ancora il significato di “Dio”.

Il 27 febbraio 1989 i suoi sannyasin decisero all’unanimità di chiamarlo “Osho”, nome che deriva dal termine “Oceanico”, coniato dal filosofo William James e da lui stesso usato per indicare quel “dissolversi nell’oceano dell’esistenza” proprio alle varie forme dell’esperienza religiosa.

“Osho” indica colui che vive quell’esperienza di appartenenza al Tutto e che, proprio per le sue peculiarità, lo rende a pieno diritto un Maestro di Realtà.

Da “Osho Rajneesh, il Maestro dei Maestri”
ed. News Services Corp.
Arona 1984



Dicono di lui ...

“Uno dei mille uomini che hanno fatto il nostro ventesimo secolo”.
The Sunday Times - Panorama

“Il solo profeta che abbia affermato la vita in tutte le sue sfumature, pagando il prezzo per questa sua onestà, per questo suo ardore”.
The Sunday Reading

“Osho Rajneesh continua ad ispirare la vita di milioni di esseri umani: oggi, quanti si avvicinano ai suoi libri provano un profondo senso di mancanza per il fatto che non esista più in una forma fisica, ma il suo spirito è saldo e forte, e vive nelle sue parole”.
The Tribune

“Osho è uno dei più grandi mistici a cui l’India abbia dato i natali....io lo vedo come uno dei più grandi pensatori e una delle guide di quest’epoca oscura: un vero Maestro di Realtà”.
Kabir Bedi, attore

“Egli non discute tesi, non contrappone teorie, non dibatte. Egli guida, indica una strada, fa ragionare, spinge a capire, sollecita. E’ cioè un Maestro Spirituale....”
Francesco Alberoni, sociologo

“ E’ un personaggio molto intelligente, di sicuro con grande fascino. Mi riesce sempre difficile capire come ci si lasci suggestionare, ma davanti ad un uomo così, comprendo che è possibile.
Enzo Biagi , giornalista

“Un Maestro di straordinaria saggezza”
Marco Pannella, politico

“Sono rimasto affascinato dalla lettura dei suoi libri, come tutti coloro che hanno avuto modo di conoscere la sua visione del mondo”.
Federico Fellini, regista

“Se vogliamo trovare una via d’uscita alla crisi globale che stiamo attraversando, dobbiamo comprendere ciò che accade intorno a questo guru indiano. Dobbiamo osservare le nuove strade che sorgono dal suo insegnamento”.
Guido Tassinari, presidente dell’Ist. di Psicologia Umanistica di Milano

“Osho Rajneesh intende fare solo e semplicemente questo, a mio avviso: strappare i nostri travestimenti, sconvolgere le nostre illusioni, curare le nostre assuefazioni e dimostrare quanto sia autolimitante e spesso tragicamente folle il nostro prenderci con troppa serietà. Il suo sentiero verso l’estasi sale ancheggiando attraverso il panorama a testa in giù dell’ego, svelandone lo scherzo...
Quanti, ad esempio, hanno capito che il numero ridicolmente alto di Rolls Royce con cui si circondava, era una gigantesca messa alla berlina del consumismo, come mai è stato fatto?”
Tom Robbins, scrittore

“Osho Rajneesh ha un senso forte, altissimo della vita.... un amore della vita in tutti i suoi momenti, la sintesi della sua visione religiosa è che l’esistenza è divina, che la vita debba essere vissuta nella sua pienezza e che questa pienezza sia il segno stesso del divino”.
Aldo Natale Terrin, teologo, docente all’Università Cattolica

Altre informazioni su Osho e le tecniche di meditazione attive: www.osho.com

1 commento:

  1. la ricerca della felicità implica l'esonero quasi totale dalla felicità terrena. Se quel che conta , in questa vita, è essere felici spiritualmente (lasciando quindi ogni bene materiale e ogni sollazzo fisico e ben poco spirituale)c'é una domanda da porsi: voglio davvero essere felice? Oppure croggiolarmi nel mio nido di tristezza comodo e caldo mi rasserena? IO ho letto alcunilibri di Deepak Chopra, lui sostiene, credo, le stesse cose di Osho, ma punta anche a soddisfare il corpo oltre lo spirito. In fondo se di vita ce ne fosse davvero una sola, come dicono tutti non sarebbe il caso di viverla al meglio? E' l'idea della privazione che non mi piace. Assomimiglia troppo alla religione. Qualcuno (marx) la definì l'oppio dei popoli. E non aveva tutti i torti. Non prendertela, io però miro ad un'esistenza felice e spero, se ne esiste un'altra, che sia felice anche quella. Ma a modo mio.

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