martedì 17 novembre 2009

E' nato Satyam



Sabato 14 novembre alle ore 18.30 circa a Milano, in un momento di celebrazione festosa della vita e delle scelte che possiamo fare; di fronte a centinaia di persone splendide e piene di luce come Anando, Chetana, Siddho, Kaveen e tanti altri è nato anche Satyam.
Musiche, danza, abbracci calorosi, tanti sorrisi e gioia che saliva dal profondo fino alla gola fino a farti urlare! Una celebrazione spontanea e gioiosa della vita.
Dell'esistenza di qualcosa dentro di me che vuole cambiare ed ha deciso tramite il sannyas di iniziare un percorso preciso, una direzione. Non si sa dove e con chi ma la direzione è quella.
Satyam esisteva già molti giorni prima, sono mesi che esiste ma doveva aspettare il momento giusto per nascere, come tutti daltronde e non poteva esserci momento migliore che di fronte a persone come quelle citate...
Inutile dire che è stato un momento importante della mia vita e quindi sarà per sempre un mio "secondo compleanno".
Abbraccio con tanto amore tutte le persone che si sono strette intorno a me e mi hanno stretto, sorriso, accolto senza sapere nulla di me se non guardare il mio cuore aperto verso di loro.
In comune tutti avevamo l'immenso amore per il nostro Maestro...

Namastè

Satyam

venerdì 6 novembre 2009

Vi consiglio un bellissimo libro



Namastè

Vi consiglio la lettura di questo libro.
non potrete smettere di leggerlo perchè è meglio di un avvincente romanzo ed al tempo stesso verrete trasformati dalle verità che verranno rivelate.
Una densa testimonianza di una speciale persona che è stata accanto al grande Maestro Osho.

martedì 27 ottobre 2009

Scala di valori ...priorità



Fermandosi e meditando su cosa è la nostra vita, se la nostra intelligenza è nella media dovremmo avere un lampo di genio: stiamo sbagliando tutto.
Facendo una specie di scala di valori delle priorità o solamente riflettendo sui REALI obiettivi di quello che stiamo facendo io arrivo ad una netta conclusione:
smarrimento e disperazione senza speranza.
Ma questo è il vero punto di partenza per il sentiero che porta alla crescita.
Dunque nessuno ti regala niente se non false CREDENZE, che non servono a nulla e specialmente A TE.
A me la verità espressa da un'altra persona mi può solo aiutare a trovare la mia, perchè imitando la sua non farò niente di buono.
Per questo sono un RICERCATORE ormai da mesi e la strada s'illumina sempre più e sempre più velocemente , così come la mente cerca sempre più di distrarmi e ingannarmi con i suoi tranelli, i suoi teatrini.
Partiamo da noi stessi, guardiamo il nostro vuoto: la nostra realtà di amore e miserie e l'energia che ne scaturisce ci porta inevitabilmente gioia e amorevolezza verso l'esistenza.
Però mentre ci penso per scrivere questo post mi è venuta voglia di ridere e ballare quindi il resto dovrete immaginarvelo voi

Namastè

mercoledì 14 ottobre 2009

A Milano il 14 e 15 novembre un bellissimo evento!

Ciao a tutti,
consiglio a chi ha la possibilità di passare un week end a Milano , questo bellissimo evento :
IO CI SARO' SICURAMENTE. SPERO D'INCONTRARVI...
:)



dal sito: http://www.oshoba.it/liberi/index.html
Gli organizzatori dell’OshoFestival di Riccione
ti invitano a un appuntamento con te stesso e con l’energia festosa
della meditazione.
Il 14 e 15 Novembre a Milano - OshoFestival è in città!
Troverai anche un banco con tutti i libri di Osho e i CD delle meditazioni.


LIBERI DI ESSERE... A MILANO
IL PROGRAMMA!





sabato 14 novembre

9,30 - 10,15
Un benvenuto a tutti i partecipanti, seguito da un’introduzione alla meditazione. E poi qualche gioco per risvegliare l’energia e per incontrare gli altri in modo rilassato, creando un’atmosfera nuova e leggera.

10,15 - 11,15
Respirando l'oceano della vita Meditazione guidata per portare espansione e accettazione del potenziale energetico interiore di ognuno di noi.

11,45 - 12,45
Ricorda te stesso come luce Una meditazione tratta dall’antico Libro dei Segreti per sperimentare che siamo fatti di luce.

14,45 - 15,45
Viaggio attraverso i chakra Danza e respiro per rivitalizzare e incontrare l’energia vitale dei Chakra.

16,15 - 17,00
Il cielo interiore Una meditazione guidata per scoprire dentro di te uno spazio ampio e colmo di pace da dove osservare pensieri ed emozioni senza esserne coinvolti.

17,20 - 18,00
Domande e risposte.

18,00 - 19,00
Osho Kundalini Meditation Scuotiti in una doccia di energia: un metodo divertente per liberarti delle tue tensioni, ti rilassa e ti rinvigorisce.


domenica 15 novembre

9,30 - 10,30
Il cuore come centro di pace Dalla pace del cuore l´osservazione del mondo e degli eventi in modo nuovo.

11,00 - 12,00
Heart Chakra meditation Una tecnica che aiuta a radicarsi e a utilizzare il chakra del cuore per scendere in profondità nel proprio centro.

12,15 - 13,00
Riempiendoti col suono dell’universo A-U-M Intona il suono A-U-M partendo dal tuo centro e scopri che già esiste in tutto l’universo... continua ad ascoltarlo dentro di te e sentiti nutrito.

15,00 - 15,45
Meditazione guidata sul cuore Per guarire vecchie ferite o risentimenti o giudizi che ci portiamo dietro e che ci impediscono di essere nel cuore.

16,00 - 17,00
Osho Nadabrahma Meditation Un antico metodo tibetano basato sulla vibrazione vocale, utile per equilibrarsi e radicarsi.

17,30 - 18,00
Domande e risposte.

18,00 - 19,00
Osho Kundalini Meditation

Segue un vellutato arrivederci...


COME PARTECIPARE:
La partecipazione agli eventi è aperta a tutti e non richiede conoscenze specifiche o approfondite sulla meditazione.

L’ingresso prevede un contributo di 85 Euro (comprensivo di tessera associativa) per i due giorni. È possibile partecipare a una sola giornata con un contributo di 50 Euro (comprensivo di tessera associativa).



Vista l’alta affluenza prevista è consigliabile prenotarsi

Informarsi PRIMA di Vaccinarsi !




9 MOTIVI PER NON VACCINARSI ( tratto dal sito www.thelivingspirit.net )

Per chi sapesse l’inglese, al link http://articles.mercola.com/sites/articles/archive/2009/10/06/Why-You-Should-NOT-Vaccinate-Your-Children-Against-the-Flu-This-Season.aspx trova l’articolo in originale con video del dr Kent Holtorf, esperto tra l’altro di malattie infettive, relativo alla sua intervista in Fox News. Nel video, egli afferma che nè lui nè i suoi figli faranno la vaccinazione anti influenza suina perché i rischi per la salute sono altissimi.

Nel seguito, invece, la mia traduzione dell’articolo, che avrà alcune specifiche prettamente americane, ma … sappiamo che non siamo un’isola abbandonata al di là dell’oceano… Inoltre il sistema delle gradi multinazionali del farmaco, le Big Pharma, le vere interessate alla “nostra salute”, non è certo un fenomeno circoscritto agli USA, anzi!

1.
L’influenza suina è semplicemente una influenza, non mortale in modo insolito.

2.
E’ la prima volta che sia dei vaccini stagionali che dei vaccini pandemici saranno gestiti dai governi. Il vaccino stagionale e quello “suino” richiederanno due iniezioni. Questo perchè le iniezioni uniche non producono sufficienti anticorpi. Questa è un’ammissione che i precedenti vaccini antiinfluenzali erano effettivamente inutili. Potete fidarvi di loro questa volta?

3.
Ai vaccini vegono aggiunti gli adiuvanti per incrementare la produzione di anticorpi , però questi possono scatenare delle reazioni autoimmuni. Alcuni adiuvanti sono: mercurio (thimerosal), alluminio e squalene. Perché dovreste firmare un modulo di consenso per i vostri figli perchè ricevano una iniezione con il mercurio, che è ancor più tossico per il cervello che il piombo?

4.
Questo è il primo anno in cui vengono usati dei vaccini “finti” per avere l’approvazione della FDA (Food Administration Drugs, Ente USA per l’autorizzazione di farmaci ndt). I vaccini testati non saranno quelli che riceveranno i vostri figli.

5.
Oggidì ipervaccinarsi è una pratica comune in USA. I bambini americani entro i due anni sono soggetti a 29 vaccini. Nel frattempo i veterinari hanno fatto dietro front sulla ripetizione della vaccinazione nei cani perché hanno osservato effetti collaterali.

6.
La medicina moderna non ha una spiegazione per l’autismo, nonostante sia in continua ascesa. Tuttavia l’autismo non si rileva tra gli Amish (una confessione di stampo cristiano protestante Anabattista, nata in Svizzera nel '500 e stabilitasi negli Stati Uniti d'America dal 1700, ndt) i cui figli non vengono vaccinati.

7.
I ricercatori stanno ammonendo sul fatto che un uso eccessivo del vaccino influenzale e medicine antiinfluenzali come il Tamiflu possano indirizzare pressione genetica sui virus influenzali e quindi sarebbe molto più probabile che mutino in un ceppo più mortale.

8.
La più parte dei ceppi di virus di influenza stagionale A (H1N1) che sono stati testati in Usa e in altri Paesi, sono ora resistenti al Tamiflu , che quindi è diventato una medicina quasi insignificante contro l’influenza stagionale

9.
I funzionari della salute pubblica sono irresponsabili, nell’omettere le vie possibili per rafforzare il sistema immunitario contro l’influenza. Non vengono offerte opzioni al di là dei vaccine, che causano problemi e delle medicine antiinfluenzali, nonostante ci sia una forte evidenza che le vitamine C e D attivino il sistema immunitario e l’oligoelemento selenio previene la forma peggiore della malattia.

A queste info si aggiungono interessanti note del dr Mercola (6.10.2009):

“Secondo il recente articolo sul New York Times, più di 3 milioni di dosi di vaccino anti infuenza suina saranno disponibili negli USA questa settimana. Ma sono appena tornado dalla 4a Conferenza Internazionale sui Vaccini tenutasi a Washington D.C. lo scorso week end e ho incontrato molte persone che mi hanno detto che nel loro stato stavano già somministrando iI vaccino.

Nella conferenza ho anche appreso dal Dr. Vickie Diebold che è il rappresentante dei consumatori sul tema vaccino federale, che la CDC ha messo in bilancio oltre 12 milioni di dollari per “sparare a raffica” sui bambini in questo autunno, in TV attraverso dei personaggi culto nei loro programmi per fare propaganda e farli spaventare della influenza suina e assicurasi cosi che si prendano il vaccino.

12 milioni di dollari confiscati ai cittadini americani che pagano le tasse per fare il lavaggio del cervello alla gente e manipolare la verità. Quale maggiore perversione delle libertà per le quali molti dei fondatori degli Usa pagarono con la propria vita…

Per fortuna persino medici di medicina convenzionale stanno facendosi sentire e prendere posizione contro le raccomandazioni correnti.

Confusione e conclusioni irrazionali regnano…

Prima di tutto quasi tutti i vaccini antiinfluenza suina che verranno resi disponibili in Ottobre , saranno uno spray nasale che contiene il “virus vivo” e che non è raccomandabile per donne incinta, persone otre i 50 anni o coloro che hanno l’asma, malattie cardiache o altri problemi come affermato dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC: Centri americani per la Malattia, il Controllo e la Prevenzione, ndt) ).

Lo spray nasale crea ancor più grandi reazioni immunitarie e poichè contiene “virus vivo” essi possono moltiplicarsi troppo velocemente se il vostro sistema immunitario è già compromesso.

Il vaccino iniettabile probabile conterrà solo componenti di virus morti o frammentati, ma per renderlo più “efficace”, esso contiene anche degli adiuvanti, ovvero ingredienti designati a provocare una reazione immune più grande, abbassando la vostra funzione immunitaria (ma che razza di Frankestein siedono nelle roccaforti del progresso scientifico???, ndt)

A volte questi adiuvanti come lo squalene hanno già dimostrato di portare con sè dei rischi considerevoli per la salute. Il Thimerosal, un conservante, viene aggiunto ai vaccini non attenuati.

Mentre son felice che la CDC metta in guardia sul vaccino FluMist, che ne è del fatto che nessuno dei vaccini che sono in arrivo è stato sottoposto ad una forma di test sicuro? Alcuni media affermano che I vaccine sono stati approvati seguendo un iter-controllo di 5 giorni si sicurezza. Che razza di dati sulla sicurezza si possono mai raccogliere in 5 giorni?

E che ne è anche della possibilità che le persone che hanno ricevuto il vaccino influenzale stagionale possano essere doppiamente soggetti a contrarre l’influenza suina?( twice as susceptible to contracting the swine flu)

E… non certamente ultimo, mentre il numero di casi di influenza suina sta aumentando, la gravità della influenza sta diminuendo, con molti medici e operatori della salute che affermano che si sta dimostrando essere una versione MOLTO PIU’ LIEVE della influenza stagionale della media. Qual è dunque la logica di questa campagna di vaccino stagionale?

La scienza che si basa “sui fatti” …

Ovvero quella scienza che mostra sempre di più che quando si tratta di prevenire della malattie infettive, gli anticorpi da soli non possono equagliare l’immunità e non lo fanno.

Per esempio anni di ricerca scientifica (years of scientific research) raccolti dal ricercatore, Judy Wilyman, hanno dimostrato quando inefficiente sia in verità la vaccinazione contro la pertosse e perché è folle affermare che la vaccinazione contro la pertosse porterà a un declino di questa malattia.

Un altro esempio è la tesi di laurea (PhD thesis) di una ricercatrice dalla Tasmania, Arlette Mercae. La sua tesi è una profonda osservazione sul modo in cui le “presupposizioni” sulla immunità indotta dai vaccini abbiano portato ad una politica di vaccinazioni che non si basa sulla scienza, che ignora la ricerca che non sia d’accordo con la premessa accettata che i vaccini inducano immunità e che continuando a spingere sempre di più con i vaccini si faccia un danno immenso alla razza umana.

In un mondo dove detta legge la “scienza che si basa sulle evidenze”, l’industria dei vaccini è riuscita a trasformare l’evidenza scientifica a suo favore e ad indottrinare tutto il sistema sanitario e il pubblico generale facendogli credere in una bugia, basata su assunzioni piene di incrinature.

E’ tempo di svegliarsi dal sonno profondo collettivo indotto dalla pubblicità ed iniziare a rivedere con occhio più critico il folklore delle raccomandazioni sul vaccino.

E dobbiamo farlo in fretta perchè sebbene al momento il vaccino sia una “opzione, ci sono indicazioni preoccupanti che stia bollendo in pentola un mandato obbligatorio.

Come riportato dalla newsletter Living Wisdom, alcuni degli eventi recenti che indicano la possibilità di vaccinazioni obbligatorie sono:

1.
Lo stato del Massachusetts ha passato una legge per cui un cittadino che rifiuta la vaccinazione deve pagare una multa di $1,000 al giorno, oppure passare 30 giorni in galera. Questo se si rifiuta di fare la vaccinazione suina nel momento in cui tale vaccinazione venga dichiarata emergenza pubblica. (Tuttavia la legge è cambiata nel momento in cui hanno consentito una eccezione filosofica: ciò che essi devono fare è dire “che non la vogliono”)

2.
La Francia potrebbe introdurre la vaccinazione obbligatoria contro l’influenza suina, dopo il 28 di settembre. Centri di sicurezza per le vaccinazioni sono stati allestiti in ogni regione senza eccezione.

3.
La Grecia ha annunciato che sta considerano la possibilità di rendere obbligatoria la vaccinazione contro l’influenza suina

Le stranezze della Baxter

Interessante che, nonostante il fatto che le autorità sanitarie del mondo fossero “shockate” dalla emergenza di questo ceppo influenzale ibrido “mai visto prima”, la Baxter avesse brevettato un vaccino influenzale coprendo cosi questo ceppo infame nell’agosto 2008..

Il brevetto BAXTER: # US20090060950A1 include più di un antigeno “come l’influenza A e quella B e in particolare ha selezionato da uno o più dei sottotipi umani H1N1, H2N2, H3N2, H5N1, H7N7, H1N2, H9N2, H7N2, H7N3, H10N7, dei sottotipi della suina H1N1, H1N2, H3N1 e H3N2 , della influenza canina ed equina H7N7, H3N8 o dei sottotipi della aviaria H5N1, H7N2, H1N7, H7N3, H13N6, H5N9, H11N6, H3N8, H9N2, H5N2, H4N8, H10N7, H2N2, H8N4, H14N5, H6N5, H12N5”
(“la fattoria degli animali.. Orwell… un grande veggente??, ndt)

Come ricorderete il primo caso di suina emerse dal Messico solo a metà marzo 2009 e il miscuglio di virus umani-aviari-suini fu considerato piuttosto anomalo e non di probabile accadimento secondo la mutazione naturale…

Tre mesi dopo, la giornalista investigativa austriaca Jane Burgermeister raccolse documenti che comprovano accuse criminali contro la Baxter AG e la Avir Green Hills Biotechnology of Austria per aver prodotto e immesso sul mercato un virus aviario “vivo” , affermando che fosse un atto deliberato per causare e trarre profitti da una pandemia.

Raccolse anche analoghe accuse di reato con la FBI contro la World Health Organization (WHO), le Nazioni Unite e molti funzionari governativi di massimo livello, imputando loro bioterrorismo e tentativo di commettere genocidio. Qui il suo personal blog.

Fonte: http://articles.mercola.com
Traduzione e sintesi Cristina Bassi, www.thelivingspirits.net

Altre fonti:
LewRockwell.com September 16, 2009

Living Wisdom E-Newsletter, September 2009

New York Times September 18, 2009

http://www.thelivingspirits.net/php/articolo.php?lingua=ita&id_articolo=188&id_categoria=14&id_sottocategoria=63

martedì 6 ottobre 2009

Disegnare con la sabbia


Tra le più creative tecniche di illustrazione, ve n'è una veramente affascinante e innovativa.
La sua creatrice ci chiama Ilana Yahav e il suo metodo per disegnare è tanto semplice quanto impattante: Ilana realizza le sue creazioni sulla sabbia, per mezzo soltanto delle sue barrette
Assistere a una sua performance è praticamente uno spettacolo: grazie a una videocamera posizionata sopra la tavolozza di vetro, su cui Ilana genera le sue magie di sabbia, l'immagine viene proiettata su un grande schermo.
i suoi movimenti sinuosi incantano e, intenti ad ascoltare il musica unita agli effetti cromatici, si vedono nascere forme, messaggi, illustrazioni veramente sensazionali.
Un po' complicato però è poter provare la sua tecnica; sia da un punto di vista di strumentazione ma soprattutto di capacità.

Il messaggio che appare e poi scompare ricorda la logica dei mandala, i disegni di sabbia che ci rimembrano la caducità della nostra vita...

domenica 4 ottobre 2009

fusione fra occidente e oriente



Un particolare che non ho mai capito è quando nella conversazione su temi spirituali l'interlocutore di tipo laico-meccanicistico ( colui che non solo non si pone il problema dell'esistenza del divino ma neppure spreca il suo tempo per sapere il perchè di questa sua "scelta") sorride, ti guarda e dice frasi del tipo.." ma allora sei un mistico?" ridendo come se stesse parlando della spazzatura del mondo...
Non è certo la prima volta nella storia dell'uomo che uno scienziato esplora le vie della meditazione, ma credo sia doveroso verso un certo tipo di scettici di sottolineare questo tipo di interventi , solo per generare una riflessione.
Per dirlo con un proverbio: "curare la persona e non la malattia!"
Prendo spunto e pubblico un bellissimo post di Stefano Fusi sul sito:
http://www.innernet.it/la-psicologia-del-futuro-e-la-scienza-dello-spirito/#more-1248



Una conferenza internazionale della psicologia transpersonale a Milano, 15-18 ottobre

Un po’ di respiro culturale in questa piccola Italia alle prese con storie personali e collettive alquanto meste. Una conferenza internazionale di psicologia traspersonale cui partecipano ricercatori da tutto il mondo, fra cui spicca Stanislav Grof, figura storica della psicologia umanistica, co-fondatore e ispiratore di questo filone di studi e pratiche esperienziali.

La presenza stessa di Grof in Italia ormai è un evento, ma l’intera conferenza è un’occasione particolare e unica per incontrare 130 ricercatori, alcuni dall’Italia ma la gran parte dai quattro angoli della Terra. Persone che raccontano e fanno toccare con mano come stanno operando e i risultati che stanno ottenendo, per farci vedere come il loro lavoro stia “rischiando” nientemeno che di cambiare il modo in cui vediamo la mente, la medicina e la terapia, ma anche il mondo stesso.

Molto ambizioso? Certo, ma viene ovvio e naturale condividere le scoperte, se si sono sperimentati quegli stati di coscienza che la psicologia classica considera quantomeno con sospetto – la trance, l’estasi, le “esperienze di vetta”, la beatitudine della meditazione, il piacere di sentirsi parte di un mondo vitale e vivente… insomma, tutte quelle esperienze che, non essendo patologiche, ma al contrario segni di evoluzione positiva della coscienza e di benessere vero, in genere non vengono neppure prese in considerazione dalla Scienza accademica. Né dalla maggior parte degli specialisti, i quali per deformazione professionale tendono a vedere più i disturbi, che sono il loro pane quotidiano in tutti i sensi.

Invece, è proprio da questi stati di benessere e dai sentimenti “oceanici” che bisogna partire per evolvere. Imparare da essi, non considerarli accidenti di percorso ma via maestra. Per dirlo con le parole di Jung, “La vera terapia consiste nell’approccio al divino; più si raggiunge l’esperienza del divino, più si è liberati dalla maledizione della patologia”.

Insomma, è bene studiare come si può stare meglio accogliendo e condividendo le proprie profonde esperienze interiori, piuttosto che continuare a guardare il sacco nero dei disturbi: accendere la luce piuttosto che continuare a maledire il buio, uscire dalla cupa profezia che si autoavvera “siamo in crisi”. Sì, siamo in crisi, ma nel senso del cambiamento, sta succedendo qualcosa di inaudito: stiamo diventando esseri umani completi, davvero, solo ora.

Ma “come raggiungere l’esperienza del divino?” è appunto la domanda da 100.000 dollari. In un mondo come il nostro attuale, secolarizzato, desacralizzato, parcellizzato, in cui abbiamo una pillola e una tecnica per ogni malessere, che è da bandire immediatamente per non disturbare il manovratore (il nostro interno e quello che materializziamo fuori di noi dandogli credito)?

La proposta della psicologia transpersonale (il termine significa “che va oltre l’individuale”, “che si occupa dei rapporti con il mondo”) è quella di andare oltre. Oltre la mente che discrimina, oltre le divisioni classiche fra mente, corpo e spirito; fra materia ed energia; fra individuo e comunità; fra tradizione e modernità. Perfino oltre le tecniche di crescita personale stesse, quando occorre: le stesse “tecnologie del sacro”, così sono definite, che attingono alle antiche vie sciamaniche e mistiche, possono diventare ostacoli se ci si ferma sopra e ci si affeziona troppo, giocando a fare gli indiani. In realtà, queste tecniche servono a ripulire, sgombrare il campo da sovrastrutture, aprire le finestre per poter avere una visione più chiara e limpida di ciò che è lì davanti a noi, che la nostra anima sa già bene perché le sue radici sono nell’intera storia vivente, ma di cui ci scordiamo ogni istante: siamo tutti Uno, tutti in relazione.

La psicologia transpersonale è dunque un ponte fra le culture: integra scienza e spiritualità in una nuova sintesi che tiene conto tanto degli stati di coscienza considerati comuni (veglia, sonno, riflessione razionale) quanto di quelli meno comuni (intuitivi, creativi, spirituali e religiosi, di meditazione e mistici quali estasi e trance). Integra l’esperienza della psicologia occidentale con le tradizioni orientali basate sulla meditazione e l’esperienza diretta della natura interiore (Yoga, Zen, taoismo e sufismo, la “corrente” mistica dell’Islam) e con quelle sciamaniche.

Dal suo impulso, negli ultimi decenni sono sorte diverse metodologie “esperienziali”, che mirano a portare non ad una “guarigione individuale”, come nella psicoterapia classica, ma alla realizzazione del Sé, al pieno compimento della natura spirituale dell’essere umano. Considera i miti e le visioni ancestrali dei popoli antichi e di natura non come un prodotto fallace della fantasia, superato dalla razionalità, bensì come riflessi di princìpi cosmici primordiali organizzatori, che modellano e pervadono le dinamiche della psiche, gli eventi e movimenti nella storia umana e i processi evolutivi nella natura. Da conoscere, coltivare, valorizzare, utilizzare nella cura delle persone e delle comunità.

Considera gli stati di coscienza “altri” e le esperienze spirituali come elementi fondamentali sia per il benessere personale, sia per trovare una nuova armonia con la natura e nelle relazioni. Esigenze tanto più pressanti in questi tempi, in cui abbiamo da affrontare sfide globali: squilibri ecologici e sociali, senso di isolamento e di separazione dalla natura e dal cosmo, nuove forme di disagio esistenziale e di dipendenza. Con la psicologia transpersonale si portano in luce e valorizzano le nostre potenzialità evolutive: non si può star bene e guarire individualmente ma solo sentendosi connessi con l’intera sfera del vivente, come insegnano le antiche filosofie orientali, le visioni dei popoli nativi e la moderna medicina olistica.

Il termine “psicologia transpersonale” forse fu utilizzato per la prima volta da Roberto Assagioli, creatore della Psicosintesi, e in seguito da Carl Gustav Jung. Ma la prima associazione di Psicologia Transpersonale fu fondata negli Stati Uniti nel 1969, su impulso fra gli altri di Stanislav Grof, Abraham Maslow e Tony Sutich (questi ultimi avevano prima individuato il termine “psicologia umanistica”).

Oggi si presenta con una vastità di esperienze e di proposte che possono dare un contributo decisivo a quella “svolta” di ecologia profonda di cui parla Fritjof Capra, verso una nuova comprensione del nostro posto nella rete della vita, dei nostri legami indissolubili con l’intero universo e quindi verso una salute planetaria.

Avevo cominciato la ricerca come ateo e materialista convinto: sono stato costretto invece a riconoscere che la dimensione spirituale è l’elemento chiave della psiche umana e dello schema universale delle cose. Ora sono assolutamente certo che divenire consci di tale dimensione della vita e coltivarla, sia parte essenziale e desiderabile dell’esistenza: l’assenza di questo parametro potrebbe persino diventare un fattore critico per la nostra sopravvivenza sulla Terra. Dallo studio degli stati non ordinari di coscienza ho imparato una lezione importante: riconoscere che molte situazioni, considerate illogiche o patologiche dal filone principale della psichiatria, sono invece manifestazioni naturali del profondo dinamismo della psiche. In molti casi, l’affiorare alla coscienza di simili elementi può essere considerato la ricerca da parte dell’organismo di liberarsi dai legami di diverse impressioni traumatiche e dalle limitazioni conseguenti: in altre parole, un tentativo di autoguarigione e anelito verso un funzionamento più armonioso. Stanislav Grof

giovedì 1 ottobre 2009

Coerenza



Riporto questa bellissima risposta di Osho ad un'intervista televisiva, tratta dal sito
www.oshoba.it


Possiedi uno splendido senso dell’umorismo… dove hai appreso tale e tanta immediatezza?

Io non ho mai imparato nulla. Continuo semplicemente a fare con naturalezza qualsiasi cosa mi sento di fare. Qualsiasi cosa devo dire, la dico, perché non ho alcun obbligo verso nessuno, e non ho alcun impegno con nessuno. Non appartengo ad alcun partito. Sono assolutamente libero di essere divertente, scioccante. Non mi preoccupo neppure di contraddirmi perché, a mio avviso, se un uomo resta coerente per tutta la sua vita, dev’essere un idiota. Una persona che cresce, deve contraddirsi molte volte: chi può dire cosa porta il domani? Il domani potrebbe annullare completamente l’oggi. E io sono pronto ad accompagnarmi alla vita senza alcuna esitazione.


Ha ragiona una mia cara amica, Chandana quando mi dice di vivere la tristezza quando arriva e di non reagire...Reagire non serve a nulla perchè porta a reprimere e fa diventare la nostra vita un inferno, mentre l'accettazione ci porta verso il flusso dell'esistenza e quindi prima o poi anche la tristezza finisce e ritorna la luce.
Grazie Chandana, ti abbraccio.

Chandra

lunedì 28 settembre 2009

Il nostro esempio



Quello che vorremmo per i nostri figli è ovviamente la felicità.
Ma vorremmo anche che loro fossero migliori di noi o perlomeno non peggiori.
Il modo ideale per fare in modo che la loro personalità ( e non loro) sia almeno accettabile è il nostro esempio di tutti igiorni.
Loro ci guardano : a cosa attribuiamo veramente valore ?
Ai soldi? Al benessere sociale ? Alla cariera ? Ai beni materiali? Allo sviluppo spirituale? Alle cose concrete di tutti i giorni? ...
Di cosa parliamo tutti i giorni in casa o fuori casa con loro?
Quale tipo di educazione viene trasmessa dalla scuola e da altri enti a contatto con loro?

sabato 26 settembre 2009

Il punto di non ritorno...?

Credo sia doveroso da parte di tutti noi sapere quello che spiega questo Signore durante la sua intervista.
Praticamente ad oggi il pianeta Terra ( inbase a calcoli matematici ben precisi) ha già esaurito le risorse disponibili per il 2009.
Quindi nei prossimi 3 mesi il pianetà andrà a debito...
Solo che la situazione non è come il debito pubblico, cioè non parliamo di denaro che si può stampare ma di risorse naturali non creabili...
Potete poi meditarci su e tirare le vostre conclusioni riguardo a ciò che tutti noi stiamo lasciando in eredità ai nostri figli!
Grazie della vostra attenzione...


venerdì 25 settembre 2009

Tempo e spazio



Lancette che spezzano l'anima
bagliori che durano troppo poco
lacrime infinite alla fine s'asciugano
e dov'ero non rimane nulla.
Ora arrivo al grande albero
rideremo insieme infinita gioia
il vento ci trapasserà
poi voleremo via
come in un sogno.

Vorrrei abbandonarmi al flusso dell'esistenza ma qualche invisibile catena mi lega a terra!

martedì 22 settembre 2009

Spiritualità ed esperienze di pre morte




Circa 20 anni fa lessi tre o quattro libri a proposito delle esperienze di pre-morte.
Dalle testimonianze agli studi scientifici ed alla particolarità di questi eventi , credo che la cosa più sconvolgente sia quella che comunque chi prova questo tipo di esperienze CAMBIA soprattutto il suo modo di affrontare la VITA oltre che la morte.

Pubblico un interessante articolo preso da www.innernet.it


Feb 2009 di James Austin | Permalink |


La maggior parte degli individui che vive un’esperienza di quasi morte ha ancora la sensazione di stare trattenendo almeno qualcosa del proprio essenziale io personale. Questo io personale è di solito il principale osservatore esterno della scena. Uno studio delle dinamiche e della neurofisiologia delle esperienze prossime alla morte.
Esperienze di “quasi morte” e atteggiamenti di “morte lontana”
Tutte le scelte sono influenzate dal modo in cui la personalità considera il suo destino, e il corpo la sua morte. In ultima analisi, è il nostro concetto di morte che decide o risponde a tutte le domande che la vita ci mette davanti… Da qui deriva anche la necessità di prepararci a essa.
Dag Hammarskjold
Il nostro concetto di morte influenza il modo in cui viviamo? Se Hammarskjold avesse ragione, sarebbe meglio che ognuno di noi elaborasse una sua valida idea sulla morte, preparandosi a essa senza indugiare sui suoi aspetti morbosi. Più facile a dirsi che a farsi.
Un secolo fa, Albert Heim ha riassunto nel seguente modo i racconti di trenta persone che improvvisamente si sono trovate davanti alla morte. La loro ordalia venne provocata da lunghe cadute dalle cime alpine. Dopo essersi trovati a un passo dalla morte, questi superstiti hanno raccontato di aver provato, in quel momento, “un senso di grave tranquillità, un’accettazione profonda e uno stato prevalente di acutezza mentale e di senso di sicurezza. L’attività mentale divenne enorme, cento più volte più veloce o intensa. Le relazioni tra gli eventi e le loro probabili conseguenze venivano viste con grande chiarezza.
Il tempo si espanse grandemente. L’individuo non era confuso, ma agiva con la velocità di un fulmine e dopo un’accurata valutazione della situazione. In molti casi, le persone rividero in un lampo tutto il proprio passato. Alla fine, al momento della caduta, si udì spesso una musica bellissima e si ebbe la sensazione di precipitare in un magnifico paradiso blu, con nuvolette rosate (nota 1)”.
Heim era un alpinista e un professore di geologia, oltre che uno dei primi teorici delle esperienze “di vetta”. Ma Charles Darwin aveva vissuto, ancora prima, un rapido flusso mentale durante una breve caduta, da bambino. Perciò, potremmo definire tali eventi minori – un flusso impetuoso di pensieri verso l’estremità darwiniana dello spettro – come esperienze di “quasi-vita”. Esse sono molto più semplici delle altre sequenze di fenomeni che Heim avrebbe descritto dettagliatamente.
Dunque, Heim, nonostante la sua caduta fosse stata molto più lunga e pericolosa, disse di “non aver sperimentato alcuna traccia di ansia o dolore”. Anzi, accettò “senza paura l’ineluttabilità della morte. Tutto era andato così, e sembrava giustissimo. Avevo la sensazione di essermi sottomesso alla necessità (nota 1)”.
In quei primi secondi, come Darwin, anche Heim sperimentò un flusso impetuoso di pensieri e immagini usciti casualmente dalla memoria. Ma presto, nel corso della sua più lunga e temibile caduta, si verificarono altri eventi mentali.
Questi ultimi sono stati da allora chiamati “esperienze di quasi morte”. La minaccia è reale; la morte, imminente. L’ordalia è sconvolgente, se non spaventosa. Le nuove difficoltà fisiologiche spingono in primo piano dimensioni extra psicologiche. Per esempio: il tempo esteriore rallenta; quello interiore va a tutta velocità; gli eventi sembrano accadere al rallentatore. Questo tipo di deformazione temporale ritorna anche nella maggior parte dei racconti dei 104 superstiti studiati da Noyes e Kletti (nota 2). Quasi la metà di questi soggetti si staccò dal corpo, e più di un terzo sperimentò anche una sequenza-lampo di vecchi ricordi.
Talvolta, per descrivere il flusso di questi spezzoni vividi e isolati di memoria, si usa liberamente il termine “panoramico”. Ma in realtà i racconti parlano di una grande varietà di istantanee uscite da tutto il passato dell’individuo. Quindi, il termine “panoramico” fa riferimento a eventi isolati, in porzioni di tempo, senza continuità narrativa. Non vuol dire che l’individuo gode di un panorama a trecentosessanta gradi di tutto ciò che lo circonda, allo stesso momento, come può succedere in una visione di grande assorbimento (nota 4). In realtà, per usare le parole di Heim, “Ho visto tutta la mia vita attraverso molte immagini, come su un palcoscenico a una certa distanza da me”.
Solo a questo punto, dopo essere passati attraverso queste istantanee iniziali di avvenimenti del passato, alcuni soggetti entrano nella fase successiva. Si tratta davvero di “un altro mondo”, dalle caratteristiche difficili da descrivere. Per circa un terzo dei soggetti, l’esperienza adesso sembra produrre un grande senso di armonia, unità o intelligenza, dando la sensazione di essere al di là del tempo, in una condizione immutabile.
È risaputo che simili stati “oltremondani” accadono anche sul lungo cammino spirituale verso l’illuminazione. Quindi, dobbiamo chiederci: cos’altro c’è di diverso nei soggetti che hanno “estensioni mistiche” in quest’ultima fase dell’esperienza di quasi morte? Con poche eccezioni, sono le stesse persone di cui in seguito si è pensato che, in quel momento, abbiano avuto qualche disturbo nel funzionamento del cervello. Cioè, esse stavano annegando, prive di ossigeno, in uno shock vasomotorio con scarsa pressione sanguigna, o in qualcosa di altrettanto grave. Per contrasto, le componenti mistiche tendevano a non comparire se la caduta era priva di complicazioni. Né questa fase “mistica” accadeva durante eventi traumatici se la persona non aveva riportato gravi ferite alla testa, al torace o in altre parti del corpo.
Quando la sopravvivenza è in gioco, emergono potenti forze interiori. Nonostante ciò, molti soggetti si sentono impotenti di fronte alle circostanze inesorabili. A questo punto, essi potrebbero sperimentare quello che il professor Heim ha splendidamente descritto come il sentirsi “sottomessi alla necessità”. Ma si osservi: a questo punto si tratta perlopiù di una rinuncia passiva al controllo. Non siamo di fronte a una ben ponderata rinuncia all’io.
È un processo che, poiché accade senza l’intervento dell’io volitivo, provoca di base una dissoluzione spontanea del vecchio, egocentrico io. E sarà a questo punto della resa – dell’incondizionata e assoluta resa – che tutte le paure transitorie si placheranno da sole. Ora, sparito il sé dal campo di battaglia, la morte viene accettata con assoluta calma (nota 1). Segue una profonda tranquillità.
Durante la loro ordalia di quasi morte, i soggetti non sono turbati dalla perdita dell’io o da altri sintomi di spersonalizzazione. Piuttosto, in seguito ricorderanno con gratitudine la calma sperimentata. Di più: in alcuni casi, questa mancanza di emotività davanti al pericolo diventerà una costante nella vita. Dopo, questi sopravvissuti ricordano l’episodio senza coinvolgimento.
Lo studio di G. Gallop Jr. sulle esperienze di quasi morte includeva interviste con circa 1500 adulti (nota 6). In questa rassegna di persone che avevano incontrato per davvero la morte, quante entrarono in un’altra dimensione della consapevolezza? Solo una minoranza, circa il 35%. Inoltre, la maggior parte delle caratteristiche individuali di ciascuna esperienza non era specifica. Ovvero: altri soggetti avevano avuto reazioni simili in molte altre situazioni della vita. Anche la maggior parte di queste circostanze ordinarie aveva messo a repentaglio la vita di quei soggetti? No. Quindi, trovarsi davvero vicini alla morte non è il fattore critico.
Ebbene, i ritiri di meditazione sono tra le molte altre situazioni che provocano stati alterati di consapevolezza. Alcuni ritiri di meditazione possono essere molto duri, ma non pongono alcuna minaccia reale alla vita. D’altra parte, quando i meditatori raggiungono il loro livello più profondo e fondamentale di calma e chiarezza mentale, eventi relativamente nascosti (o più evidenti) possono rappresentare uno stimolo momentaneo. Data questa introduzione, quale gruppo di caratteristiche emerse dallo studio di Gallup?
1) La percezione di essere fuori dal corpo. Questa è la sensazione che si ha quando la propria consapevolezza osservatrice è separata dal corpo fisico. Il nove per cento degli adulti riferisce di aver sperimentato questo stato durante la propria esperienza di quasi morte.
2) Un’acuta percezione visiva, sia dell’ambiente circostante che degli eventi che vi avvenivano (8%).
3) Suoni provenienti da persone in carne e ossa nei dintorni, o da un’altra fonte (6%).
4) Una pace straripante e la scomparsa del dolore (11%).
5) Una luce brillante e accecante (5%).
6) Una veloce rassegna o riesame della propria vita (11%).
7) La netta sensazione di trovarsi in un mondo completamente diverso (11%).
8 ) La sensazione che sia presente una persona speciale (8%).
9) La percezione di una specie di tunnel (3%).
Consideriamo le prime due caratteristiche dell’elenco. Le esperienze “fuori dal corpo” possono durare forse mezzo minuto (alcune sembrano durare fino a mezz’ora). La maggior parte delle volte accadono in momenti di coercizione emotiva e in circostanze altre da un’esperienza di quasi morte( nota 7). Per esempio, alcune persone, mentre meditano o dormono, hanno la sensazione che il centro della loro consapevolezza si sia spostato, situandosi fuori dai confini del corpo fisico (nota 8). In questi momenti, i soggetti hanno la sensazione di stare fluttuando verso l’alto, in modo che, guardando verso il basso, vedono il proprio corpo. L’esperienza sembra autentica, non un sogno (nota 9).
La maggior parte degli individui che vive un’esperienza di quasi morte ha ancora la sensazione di stare trattenendo almeno qualcosa del proprio essenziale io personale (nota 10). Questo io personale è di solito il principale osservatore esterno della scena. Esso osserva “l’altro” io, quello fisico, che sembra staccato e lontano. Talvolta, anche l’essenziale io personale viene proiettato sulla scena. In tal caso, esso viene guardato da un altro, doppio io personale. Il fenomeno per cui una persona vede se stessa (una sorta di diplopia mentale) viene chiamato autoscopia. È degno di nota il fatto che l’autoscopia può avere luogo anche in quei pazienti epilettici la cui crisi comincia nel lobo temporale del cervello (nota 11).
Ma in alcuni soggetti la dissoluzione dell’identità personale si spinge ancora più in là. E dopo di essa, accadono molti altri fenomeni negli stadi successivi dell’esperienza di quasi morte. Per esempio, nell’istante successivo si può avere una sensazione di espansione. In tal modo, si verifica una fusione con qualcosa di paragonabile a una “immanenza, senza tempo né spazio, dell’essere universale in un centro particolare”. In alcuni soggetti, la sensazione di fusione con un essere universale assume allora “una qualità e uno splendore” più elevati, per quanto alcuni soggetti parlino di un fallimento nel raggiungere “tutta la vastità e il potere di Dio” (note 12, 13).
È possibile trovare significati sia psicologici che fisici nella vecchia frase “vedere la luce”. Secondo studi recenti, le persone che riferiscono di aver visto una luce di brillantezza intensa sono anche coloro che con più probabilità si sono avvicinate maggiormente alla morte vera (nota 14). E la personalità di chi ha vissuto l’esperienza della luce brillante tende successivamente a essere quella più trasformata (nota 15).
Fortunatamente, Heim è sopravvissuto alla sua caduta alpina di 2000 metri, potendo così descriverci gli eventi accaduti durante essa. Ma resta una perplessità. Molti sono sfiorati dalla morte, tuttavia pochi sperimentano lo spettro completo delle principali caratteristiche dell’esperienza. Di fatto, secondo le stime più recenti, solo circa il 22% di coloro che hanno sperimentato l’ordalia di una “chiamata molto vicina”, e non il 35%, vive l’esperienza di quasi morte (nota 16). Perché così poche persone sperimentano uno stato alterato? Una spiegazione plausibile è che eventi bruschi e sconvolgenti, di qualsiasi tipo, provocano tali stati solo se accadono in un momento particolare del ciclo biologico di una certa persona, e in un determinato contesto (nota 4).
Trasformazioni successive

Un fatto importante è chiaro: alcune esperienze di quasi morte in seguito trasformano la vita del sopravvissuto. Quest’ultimo può letteralmente sentirsi “rinato”, e cominciare una genuina ricerca spirituale (nota 17). Da questo punto di vista, l’ultima fase di un’esperienza eccezionale diventa un risveglio profondo. È un’illuminazione che può ricordare un’esperienza mistica altrimenti convenzionale, ovvero senza il preludio di un chiaro pericolo (nota 10). Circa il 64% di un gruppo di 215 soggetti vicini alla morte ha completamente mutato atteggiamento sulla vita e la morte (nota 18). In che modo? Beneficiando delle seguenti caratteristiche: 1) una ridotta paura della morte; 2) una sensazione di relativa invulnerabilità; 3) la sensazione di avere un’importanza o un destino speciali; 4) la convinzione di essere stati prescelti dal fato o da Dio, e 5) una maggiore fiducia nella propria esistenza.
Un contatto ravvicinato con la morte innalza la consapevolezza generale. Da allora in poi, la persona tende a sviluppare molti atteggiamenti supplementari. Essi includono: 1) la consapevolezza della preziosità della vita; 2) una sensazione di urgenza e una nuova scala delle priorità; 3) una maggiore consapevolezza del momento presente; 4) una maggiore accettazione degli eventi naturali a vasta scala sui quali, in realtà, non si ha alcun potere.
Esperienze del letto di morte
Oggigiorno, il pubblico conosce molto bene le esperienze di quasi morte (“NDE”, in inglese). Data la grande pubblicità, bisogna osservare un fatto. Molte persone non sono mai state vicine alla morte “vera” come forse una volta sono state portate a credere (nota 14).
Ma ora conosciamo un immutabile insieme di circostanze sulla fine autentica del ciclo della vita. Gli eventi culminano nell’esperienza del letto di morte. La maggior parte di questi pazienti terminali – i malati di cancro, per esempio – hanno a disposizione ore, se non mesi, per riflettere sull’irrimediabilità della propria condizione. Ancora una volta, un primo risultato è un innalzamento prolungato della consapevolezza e delle altre funzioni mentali. Questo è stato ben descritto da Samuel Johnson, secondo il quale, quando mancano una quindicina di giorni all’impiccagione, la mente diventa meravigliosamente concentrata. Nella nostra epoca, Levine osserva come “molte persone affermano di non essere mai state tanto vive come quando stanno morendo”(nota 19).
Il paziente quasi terminale la cui consapevolezza sia più vivida può sviluppare molti fenomeni psichici. Almeno alcuni di essi si rivelano quando lo stato mentale del paziente è per il resto normale, e quando gli effetti di droghe, di una scarsa pressione sanguigna, di squilibri dei fluidi e dell’elettrolito possono essere esclusi. A ogni modo, l’insonnia dovuta alla preoccupazione può ovviamente essere una causa concomitante. Alcune di queste superficiali “accelerazioni” non sono compresse in pochi secondi, come accade nel tumulto della breve esperienza di quasi morte.
Piuttosto, accadono in forma più subacuta. E ora, in momenti di grande intensità, il complesso delle funzioni sensoriali di un individuo diventa ricettacolo di apparizioni o visioni di stati paradisiaci. Inoltre, anche durante il sonno, i sogni del paziente diventano ricchi di simbolismi. Un esempio è dato dalla descrizione di Carl Jung dei sogni e allucinazioni che ebbe in ospedale, dopo il suo attacco di cuore (nota 20).
Molti sopravvissuti alla breve e acuta esperienza di quasi morte sono stati profondamente influenzati dal dramma attraversato. Allo stesso modo, sono rimasti impressionati i testimoni rimasti a vegliare accanto al letto di morte dell’amico o del parente. È comprensibile il fatto che questi due tipi di esperienze intime – quelle di prima mano e quelle di seconda mano – hanno suscitato tante interpretazioni esagerate da parte di un pubblico impressionabile, nei secoli passati. Oggi – per quello che vale – sono relativamente pochi gli scienziati che accettano che la vita continui “in un altro mondo oltre la tomba”. Ancora meno sono quelli secondo cui le esperienze di quasi morte costituiscono “un bagliore veritiero del futuro”. Ma gli scienziati sono scettici per natura: appena il 16% crede in qualche tipo di vita dopo la morte, in contrasto al 67% del resto della popolazione (nota 16).
Tuttavia, se si trovano di fronte a quella che sembra la morte vera, anche i neuroscienziati osservano che il loro atteggiamento può mutare. Quando il neurologo Ernst Rodin venne anestetizzato, sperimentò non soltanto la sensazione, ma la vera e propria certezza assoluta della propria morte. Solo in seguito, quando uscì dall’anestesia, fu in grado di riconoscere che tale certezza era un’illusione21. È possibile che alcune nostre certezze siano radicate nell’illusione? Questa è una lezione impressionante per tutti. E nessuna esperienza personale è in grado di distruggere lo specchio delle nostre illusioni tanto quanto la morte di tutti i vecchi costrutti dell’io.
“Atteggiamenti di morte lontana” e loro paralleli
La realtà è che quando tutte le vecchie finzioni dell’io si dissolvono, la morte perde il suo mordente terrificante. Alcune persone cominciano precocemente questo processo educativo; altre lo rinviano alla fine della vita. Questo secolo ha visto molte persone sane e normali – sia giovani che anziane – intraprendere il lungo cammino della meditazione. Col tempo, una serie di episodi comincia a diminuire la loro precedente paura della morte. Queste persone cominciano a comprendere di essere impermanenti e transitorie come le foglie di un albero.
Invecchiando, e forse diventando più sagge, acquisiscono un’altra prospettiva. In un certo senso, quest’ultima potrebbe essere definita un “atteggiamento di morte lontana”. Questo vuol dire che i meditatori più esperti stanno cercando di negare la morte? O che stanno semplicemente spingendo ancora più in là i loro vecchi concetti sulla morte? No. Come Hammarskjold, la stanno affrontando, accettando la sua ineluttabilità e interiorizzando la sua realtà con più calma.
I test di laboratorio confermano questo cambiamento di mentalità. L’idea della morte è molto meno disturbante per quei giovani che hanno già imparato ad aprirsi a stati alterati di consapevolezza. Difatti, parole attinenti alla morte provocavano solo una leggera reazione fisiologica (nel battito cardiaco e nella conduttanza delle pelle) nei meditatori buddisti seguaci delle tradizioni zen o tibetane. I meditatori avevano bassi punteggi anche sulla scala dell’ansia della morte8. Intervistati su quest’ultima, le loro risposte suggerivano che avevano già fatto a meno della nozione di un io personale. A quel punto, la morte non era più né un’ansia attuale né qualcosa di cui bisognava preoccuparsi nel lontano futuro.
In che modo queste persone avevano sviluppato un atteggiamento così coraggioso, “di morte lontana”? Esso rifletteva sia la loro educazione precedente finalizzata alla “morte dell’ego”, sia la concreta esperienza del fatto che l’io egocentrico era solo un’illusione. In più, avendo imparato a focalizzarsi sul momento presente, questi praticanti erano in grado di cominciare a interiorizzare e accettare tutto ciò che poteva avvenire in questo momento, affrontandolo e passando all’istante successivo. E poi, a quello dopo ancora…
Verso una morte migliore?
I soggetti che seguono pratiche meditative lentamente imparano a vivere giorno dopo giorno a livelli più essenziali di consapevolezza. Ma supponiamo di essere arrivati all’ultimo atto della nostra vita: ora, alla fine della vita biologica, può essere ancora utile lo stesso atteggiamento basilare di attenta introspezione? Una persona può imparare a morire in modo migliore? E se sì, in che modo?
A questo proposito, alcuni pazienti ci raccontano che la malattia terminale è la loro ultima, grande maestra. Adesso devono superare il corso finale, richiesto a tutti. Per alcuni, esso diventa una sorta di “corso accelerato” all’ultimo minuto, il più rigoroso di tutti i ritiri religiosi. Uno slancio naturale distrugge tutte le finzioni, riducendo la vita ai suoi componenti essenziali. Per questi pazienti, la morte diventa l’ultima opportunità per lasciare cadere le vecchie convinzioni profonde e artificiali. Alla fine, possono accettare tutto ciò che arriva, vivendo intensamente ogni istante.
Grazie alla chiarezza derivante da questa nuova profondità, molti pazienti alla fine cominciano a capire la vita. Alcuni scoprono che la sofferenza passata e il disagio attuale hanno radici nelle terrificanti invenzioni dei loro vecchi costrutti egoici. Per certe persone, la possibilità di usufruire di queste nuove, profonde intuizioni, sembra facilitare gli ultimi istanti, aiutandole a morire “di morte migliore”. Inoltre, le intuizioni più profonde possono portare alcuni pazienti così avanti sul cammino spirituale da far loro sperimentare lo stato di apertura totale dell’Essere Assoluto che sembra risiedere al di là (nota 4).
Il racconto della morte di Yaeko Iwasaki, vero e commovente, è un raro esempio di questa evoluzione. Questa seguace del buddismo zen, all’età di venticinque anni, seppe di avere solo cinque giorni prima di soccombere alle complicazioni di una malattia alle valvole del cuore. Ma la sua totale concentrazione durante questi ultimi giorni in cui fu costretta a letto le permise di accedere a una serie di stati sempre più profondi, fino a raggiungere l’illuminazione autentica (nota 22).
Ogni giorno, ad altri capezzali – nelle case, gli ospizi e gli ospedali – un numero crescente di professionisti della salute assiste da vicino i pazienti morenti. Questi preparati direttori spirituali guidano i malati terminali, preparandoli non solo alle difficoltà, ma anche alle scoperte che potrebbero fare nella loro ultima esperienza di apprendimento. Per questi insegnanti, esiste un ovvio parallelo con i profondi cambiamenti che vedono accadere nei loro malati terminali. Cosa vedono? I pazienti lasciano cadere la paura della morte, dissolvendo una finzione dietro l’altra, affrontando la realtà a testa alta e accettando tutto ciò che viene. Molti di questi assistenti sono in grado di riconoscere questo processo. Lo hanno osservato dentro di sé, durante la loro lunga ricerca meditativa.
Quindi, in senso generale, le esperienze di apprendimento “a esordio tardivo” degli ultimi istanti di vita di una persona potrebbero cominciare ad assomigliare a eventi possibili anche molto prima, con altri mezzi. In realtà, come conclude Levine, “Gli stadi di smarrimento e morte sono chiaramente paralleli agli stadi di sviluppo spirituale” (nota 23).
Una prospettiva neurologica
Non so cosa intendi quando parli di Grande Mente e Piccola Mente. Prima di tutto, c’è il cervello. Jiddu Krishnamurti
Abbiamo considerato uno spettro di fenomeni. Esso va dalle esperienze di quasi-vita a quelle sul letto di morte. Le mitologie restano di conforto, ma molti lettori potrebbero essere curiosi di conoscere le spiegazioni biologiche di tali esperienze. È importante sapere cosa accade nel cervello durante questi episodi che mettono a rischio la vita? Sì. Ha importanza, perché le nostre ipotesi avranno conseguenze che potranno aiutarci a spiegare perché simili eventi accadono anche nel cammino spirituale.
Gli stati tendono a manifestarsi in sequenze. E le loro psicofisiologie si evolvono con il tempo. Quindi, innanzitutto, per affrontare i meccanismi base dell’attuale gamma di esperienze attinenti alla morte, dobbiamo disporre i loro insiemi di fenomeni in sequenza.
Iniziamo dalla caduta del giovane Darwin. Nel suo caso, si trattò di un’improvvisa caduta di appena due metri e mezzo. Tuttavia, l’immediato risultato fu una vivace cascata di eventi fisiologici. Il primo di questi rifletteva una rapida neurotrasmissione. Questa fase implica un impulso attraverso almeno due dei sistemi ascendenti di comunicazione nel cervello. Uno rilascia acetilcolina; l’altro aminoacidi eccitatori, come il glutammato. Scatta un processo parallelo. Dalla sua matrice sorge l’idea – non del tutto sbagliata – che il tempo “interiore” del cervello sia molto più veloce.
Questo crea la sensazione che gli eventi esterni si svolgono al rallentatore e con grande chiarezza. Si può anche pensare che nuovi impulsi possano entrare dal mondo esterno, e velocemente raggiungere la formazione ippocampale. Là, molto addentro nel lobo temporale, essi possono trovare le capacità dei circuiti ippocampali già stimolate da un processo ad alta velocità, che libera spezzoni casuali di vecchi ricordi in porzioni di tempo (nota 4).
Questo cervello è stato sconvolto. Circostanze avverse improvvise e pericolose stimolano eccessivamente molte sue cellule nervose. Il cervello in allerta passa da una velocità di elaborazione più lenta all’attuale superveloce. Nel fare questo, alcune delle sue più profonde reti di funzionamento possono essere spinte temporaneamente fuori fase. E tali sistemi dissociati – scissi durante improvvise transizioni dinamiche – diventano liberi di unirsi, brevemente, in nuove configurazioni fisiologiche. Le connessioni da e per l’ipotalamo sono importanti fonti di tali trasformazioni. Altrettanto può dirsi di molti gruppi di cellule nervose più grandi disposti in basso, nel tronco cerebrale, e delle loro estensioni superiori (nota 4).
Durante i primi istanti di un’esperienza di quasi morte, in un vasto numero di sinapsi nervose si verifica un tumulto. Esso libererà rapidamente, nel cervello, ondate dei potenti trasmettitori chimici del cervello. Tra essi, le sue ammine biogene (norepinefrina, dopamina, serotonina ecc.) e diversi peptidi (gli oppioidi endogeni, simili alla morfina: CRF, ACTH ecc.) (nota 14).
Gli impulsi che corrono lungo le più profonde vie nervose della vista possono dare la sensazione di un’avvolgente luce brillante. La neuroscienza non ha bisogno di chiamare in causa, come agenti produttori dell’«amorevole luce bianca», speciali forze elettromagnetiche provenienti da una fonte non specificata fuori dal corpo (nota 15). Accadranno poi altri eventi, i quali estenderanno la loro influenza fino al midollo. Qui, per esempio, vi sono le grandi cellule nervose del nucleo paragigantocellulare, sollecitate da una vasta gamma di stimoli pericolosi (nota 4).
Adesso diventa possibile immaginare in che modo un improvviso calo della pressione sanguigna – uno shock – può provocare, come effetto secondario, ulteriori risposte allo stress dentro il cervello. Infatti, se la pressione sanguigna della persona ferita dovesse calare, verrebbero stimolate anche alcune grandi cellule nervose di questo nucleo, come parte della reazione automatica del cervello per riportare il livello della pressione su valori normali. In pochi millisecondi, gli impulsi di questo nucleo paragigantocellulare spingeranno le cellule nervose del locus coeruleus a liberare la loro norepinefrina in tutto il sistema nervoso centrale.
Questa norepinefrina contribuirà a dare il via a un’altra serie di risposte allo stress da parte del cervello (nota 4). Tali intrinseche risposte allo stress influenzano le funzioni di vari livelli, tra cui molte che si attivano attraverso la parte ipotalamica del sistema limbico. È notevole, comunque, che la paura abbandona la consapevolezza durante le ultime fasi della tipica esperienza di quasi morte. Questo vuol dire che alcune fonti tradizionali della paura primaria, come quelle vicino all’amigdala, sono state direttamente inibite o non hanno più accesso alla consapevolezza.
I nostri antenati erano dei sopravvissuti. La sopravvivenza dipendeva dalla misura in cui riuscivano ad azionare processi ad alta velocità, evolvendosi in quell’esplosione di azioni supplementari in grado di eludere circostanze avverse. Questi antichi sistemi fisiologici restano i nostri alleati. Unendo le forze con altri livelli, aggiunti in seguito, le loro reti sono ancora capaci di creare nei cervelli moderni l’impressione che il tempo si espanda, così come lo spazio, nella chiarezza di un presente senza paura. La persona in pericolo percepisce “più” secondi, più tempo per compiere quei disperati, difficili sforzi per scappare.
In seguito, quando ogni ciclo biologico della vita si avvia alla sua inevitabile conclusione, accadrà un turbine di reazioni fisiologiche terminali. Da dove vengono i risultanti scenari psichici? Essi possono attingere alle grandi capacità immaginative poste al centro della psiche umana fondamentale. Qui, tutte le persone sono commediografi, romanzieri e sognatori “ad libitum”. Dobbiamo inventare qualcosa che abbia uno scopo, dal punto di vista umano, per ogni evento naturale sulla soglia finale della morte? Le nostre interpretazioni devono consistere in simboli e idee tratte dalle religioni istituzionali, dalla filosofia, la metafisica o i mondi dello spirito soprannaturale?
È tempo di tornare a una visione più semplice dei fenomeni mistici, specialmente di quelli che rientrano nelle ultime sequenze delle esperienze di quasi morte. Abbiamo ragione di credere che la maggior parte delle forme e contenuti di queste ultime saranno colorati dalla storia personale e dai sistemi culturali di ciascun soggetto (nota 16).
Oggi, tra i giovani e gli anziani che percorrono il cammino spirituale, molti praticano vari tipi di meditazione, formali e informali. Queste persone proveranno inevitabilmente interesse alle scoperte sui molti stati alterati qui descritti. Questo tipo di esperienze accade velocemente, durante circostanze non-meditative (ma in risposta a situazioni di pericolo) in soggetti che per la maggior parte non hanno mai meditato né assunto droghe psichedeliche. E chi percorre il cammino spirituale sarà curioso di sapere, inoltre, che anche tali esperienze “mistiche” a rischio, quando arrivano, possono all’inizio generare chiarezza, rinforzare i processi e dissolvere la paura, e in seguito produrre mutamenti durevoli e salutari nella personalità umana.
Un praticante buddista ha dei motivi in più per interessarsi al significato religioso o psicodinamico delle esperienze di quasi morte (note 24, 25)? Almeno dal punto di vista pragmatico della scuola zen, la domanda chiave non è: c’è vita dopo la morte? O: esiste la vita in qualche “oltre-vita”? L’accento, invece, è: come dobbiamo vivere questa vita, dopo la nascita, in questo istante, al massimo delle sue potenzialità? Non vivere in qualche sogno a occhi aperti; non cercare qualche illusoria “realtà virtuale”: ma vivere pienamente questa vita, “on line”, fino ai suoi momenti finali.
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13. La parola “essere” va sempre valutata con cura. Uno stato di “essere assoluto” può anche riferirsi a uno speciale, avanzato stato alterato di consapevolezza.
14. J. Owens, E. Cook, I. Stevenson (1990): Features of “Near-death Experience” in Relation to Whether or Not Patients were Near Death. “Lancet” 336:1175-7 (La maggior parte dei pazienti in questo gruppo ha sperimentato funzioni cognitive superveloci”).
15. Nella nota 4 del capitolo 86 viene ipotizzata una spiegazione alternativa per l’«amorevole luce bianca». M. Morse, P. Perry (1992): Transformed by Light, New York, Villiard.
16. G. Roberts, G. Owen (1998): The Near-death Experience, “Brit. J. Psychiat.” 153:607-17.
17. B. Greyson (1983): Near-death Experiences and Personal Values. “Am. J. Psychiat.” 140:618-20.
18. R. Noyes (1980): Attitude Changes following Near-death Exdperiences. “Psychiatry” 43:234-41.
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20. C. Jung (1962): Memories, Dreams, Reflections (Ed., Jaffe, A.). New York, Pantheon, 196-7. In genere, Jung non considerava sogni le sue visioni.
21. E. Rodin (1980): The Reality od Death Experiences. A Personale Perspective. “J. Nervous & Mental Disease” 168:259-63.
22. P. Kapleau (1967): The Three Pillars of Zen. Boston, Beacon Press. 269-91.
23. S. Levine (1982): ibid. 234.
24. B. Greyson (1983): The Psycodinamics of Near-death Experiences. “J. Nervous & Mental Disease” 171:376-81.
25. Il lettore interessato troverà una recente discussione sull’esperienza di quasi morte in “The Journal of Near-death Studies” 16 (Fall, 1997): 3-95, interamente dedicato alle origini biochimiche e alla fenomenologia di questi eventi.
Spaventata? Di chi dovrei essere spaventata?
Non della Morte, perché chi è la Morte?
Il facchino della casetta di mio padre
Lo ignora quanto me.
Emily Dickinson. Time and Eternity.
James H. Austin è Professore Emerito di Neurologia nella Facoltà di Medicina dell’Università del Colorado, a Denver.

A chi piace la poesia e le belle fotografie



Ciao a tutti

per gli amanti della poesia e delle fotografie consiglio la visita a questo bellissimo blog:
http://innerland.splinder.com/

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Buona navigazione.
Namastè

lunedì 21 settembre 2009

Dentro di noi (dentro di me)



Dentro di noi esiste un'unica verità , ma non riusciamo a coglierla. Rimane nascosta dalle illusioni della mente

Nella nostra mente invece c'è la continua rissa di personalità che spingono per prevalere e distruggono la nostra energia.
Poi esiste un lato oscuro e profondo da cui emergono inconsciamente tutte le spazzature che abbiamo represso...
Questo bisogna accettarlo e vederlo: è il primo passo per farlo cadere.
Guardiamo anche le nostre miserie ed i nostri difetti, ma senza trovare giustificazione: guardiamoli così come sono! riusciamo ad essere noi stessi anche nella negatività? Guardiamo, lasciamo uscire e viviamo, la stessa esperienza sarà la catarsi solo se saremo consapevoli.
ESSERE NOI STESSI

Il mio testamento



Chi scriverebbe mai un testamento a 40 anni e descriverebbe il suo funerale? Io!
La morte non è la fine...è molto di più, è il culmine della vita, ma solo se la vita è stata VISSUTA.
Non vorrei mai un funerale di quelli "classici"...MAI in chiesa perchè NON sono cattolico nè cristiano anche se amo profondamente Gesù.
Niente sociètà di pompe funebri, niente assurdi fiori recisi...
Vorrei fossero presenti (se non hanno altri impegni) le persone che sono nel mio cuore e spero sia altrettanto per loro.
In quella riunione vorrei fosse allietatato il clima con una bella musica allegra, oppure rilassante, possibilmente in un posto all'aperto e immerso nella natura, colmo di quelle energie misteriose che cogliamo a volte guardando la bellezza.
Mi piacerebbe fosse l'occasione per parlare di qualcosa di bello avvenuto nel passato, conversando con piacere di fronte a qualcosa di buono da mangiare e da bere ( ovviamente vegan!)...
Poi qualcuno potrebbe parlare a tutti esprimendo i suoi sentimenti e magari leggendo qualcosa per innalzare i cuori a tutti ed avvicinarsi al divino.
Poi qualcuno potrà prendere le ceneri di quello che era il mio corpo e spargerle in un luogo bellissimo e pieno di energia in mezzo alla natura...per ricongiungersi al tutto.
Queste sono le mie volontà.
Lunedi 21 settembre 2009
Namastè.

Intervista a U.G. Krishnamurti


Testo tratto da: http://www.innernet.it/il-coraggio-di-essere-liberi-dal-passato/

U.G. Krishnamurti , iconoclasta e maestro-non-maestro anticonvenzionale, colpisce al nucleo delle credenze di chi è su un percorso di ricerca. La ricerca delle soluzioni da parte del ricercatore come barriera alla ricerca stessa e l’importanza di essere in contatto con la rabbia affinché questa “bruci se stessa esattamente là dove si origina e agisce”.
D: Qual è il tuo consiglio quando abbiamo un problema?
U.G.: Voi non potete fare altro che creare i problemi. Prima di tutto create il problema e poi non siete per nulla interessati a guardare i problemi. Non affrontate i problemi. Siete molto più interessati alle soluzioni che ai problemi. Questo vi rende difficile osservare il problema.
Io vi suggerisco “Guardate bene, voi non avete alcun problema”. Voi asserite con tutta l’enfasi che potete, e con grande animosità “Guarda, io ho un problema”.
Va bene, avete un problema. Qualcosa vi assilla e dite “Ecco questo è il problema”. I dolori fisici sono reali. In quel caso andate dal medico, lui vi dà una medicina, che può essere più o meno buona, più o meno tossica, e questa produce qualche sollievo, anche se di breve durata. Ma le terapie che questa gente vi sta fornendo intensificano solo un problema che non esiste. State solo cercando le soluzioni. Se ci fosse qualche cosa di vero in queste soluzioni che vi vengono offerte, il problema dovrebbe essersene andato, dovrebbe scomparire. In realtà, il problema è ancora presente, ma voi non mettete mai in discussione le soluzioni che questa gente vi sta offrendo come sollievo o come qualcosa che può liberarvi dai problemi.
Se voi metteste in discussione le soluzioni che vi sono offerte da quelli che vendono queste cose nel nome della santità, dell’illuminazione, della trasformazione, trovereste che in effetti non sono le soluzioni. Se lo fossero, avrebbero dovuto produrre i risultati voluti ed avrebbero dovuto liberarvi dal problema. Ma non lo fanno.
Ma voi non mettete in discussione le soluzioni perché credete che chi vi propone queste cose non possa ingannarvi, non possa essere un mascalzone. Per voi egli è un illuminato o un dio che cammina sulla superficie della terra. Magari però quel dio può illudersi, e autodistruggersi, magari indulge nel suo auto-inganno e continua a vendervi questa robaccia, questa merce scadente.
Voi non mettete in discussione le soluzioni, perché in quel caso dovreste mettere in discussione anche coloro che vi forniscono queste soluzioni. Ma voi siete convinti che non possano essere disonesti, un santo non può essere disonesto.
Eppure, dovete mettere in discussione le soluzioni perché non stanno risolvendo il problema. Perché non le mettete in discussione e non testate la loro validità? Quando vi rendete conto che non funzionano, dovete gettarle via, buttarle nella spazzatura, fuori dalla finestra. Ma non lo fate perché c’è la speranza che in qualche modo quelle soluzioni vi daranno il sollievo che cercate. Lo strumento che state usando, cioè il pensiero, è lo stesso che ha creato questo problema, quindi non accetterà mai e poi mai la possibilità che quelle soluzioni siano una fregatura. Ma esse non sono affatto la soluzione.
La speranza vi fa andare avanti. Tutto ciò vi rende difficile osservare il problema. Se una soluzione fallisce, voi andate da qualche altra parte e adottate un’altra soluzione. Se anche questa ultima fallisce, ne cercate un’altra ancora… Continuate a comprare soluzioni e neanche per un momento vi domandate: “Qual è il problema?”.
Io non vedo nessun problema. Vedo solo che voi siete interessati alle soluzioni e venite qui e ponete la stessa richiesta: “Vogliamo un’altra soluzione”. E io vi dico: “Queste soluzioni non vi hanno aiutato per nulla, quindi perché ne cercate un’altra?”. Ne aggiungereste solo un’altra alla vostra lista, per trovarvi alla fine esattamente al punto di partenza. Se vedete l’inutilità di una, le avete viste tutte. Non dovreste provarne una dopo l’altra.
Quanto sto suggerendo è che se una di quelle fosse stata la soluzione, avrebbe dovuto liberarvi dal problema. Se quella non è la soluzione, allora non c’è nulla che possiate fare; e poi il problema non esiste nemmeno. Quindi, non avete alcun interesse a risolvere il problema, perché ciò sarebbe la vostra fine. In realtà volete che il problema rimanga. Volete che la fame rimanga perché se non aveste fame non andreste a cercare questo tipo di cibo da tutti questi santoni. Quello che loro vi danno sono solo degli scarti, pezzetti di cibo, e voi siete soddisfatti. Poniamo per un istante che questi leader spirituali, questi terapisti possano darvi tutto il pane, cosa che peraltro non possono fare perché non ce l’hanno, che ve lo promettessero, ma lo tenessero qui, nascosto da qualche parte… solo promesse. Ve lo darebbero solo pezzetto dopo pezzetto. In questo modo non trattate direttamente con il problema della fame, piuttosto che farlo siete molto più interessati ad ottenere un pezzetto in più da quel tizio che vi promette le soluzioni.
Quindi, voi non state trattando il problema della vostra fame, siete molto più interessati ad ottenere altre briciole da quel tizio, piuttosto che affrontare il vostro dilemma.
D: È come andare a vedere un film per scappare dalla realtà.
U.G.: Voi non guardate mai il problema. Qual è il problema? La rabbia per esempio. Non voglio discutere tutte queste sciocchezze che sono state dibattute per secoli. La rabbia. Dov’è quella rabbia? Potete separarla dal funzionamento di questo corpo? È come un’onda nell’oceano. Potete separare le onde dall’oceano? Potete solo sedervi ad aspettare che le onde cessino, così potrete nuotare nell’oceano, come il Re Canute che sedette per anni e anni sperando che le onde sparissero in modo da poter fare un tuffo in un mare assolutamente calmo. Ma ciò non accadrà mai. Voi potete sedervi ed imparare tutto sulle onde e sulle maree, l’alta marea e la bassa marea (gli scienziati ci hanno dato tutti i tipi di spiegazioni), ma il conoscere quelle cose non vi sarà di nessun aiuto. Voi non state assolutamente trattando con la vostra rabbia.
Prima di tutto, dove sentite quella rabbia? Dove sentite tutti i vostri cosiddetti problemi da cui volete liberarvi? …I desideri, i desideri brucianti? Il desiderio vi brucia. La fame vi brucia. Ma le vostre soluzioni e i mezzi che adottate per realizzare i desideri rendono impossibile a quei desideri e a quella rabbia di consumarsi da soli.
Dove sentite la paura? La sentite lì, alla bocca dello stomaco. È parte del vostro corpo. Il corpo non può sopportare quelle ondate di energia e voi cercate di sopprimerla per ragioni spirituali o sociali. Ma non ci riuscirete.
La rabbia è energia, un tremendo scoppio di energia. E cercando di distruggere quell’energia con ogni mezzo, state distruggendo l’espressione della vita stessa. Diventa un problema solo quando cercate di intromettervi con questa energia. Se la rabbia venisse assorbita dal sistema fisiologico, non vi comportereste come pensate che fareste se la rabbia fosse lasciata libera di agire seguendo il suo corso naturale. In realtà non siete in contatto con la vostra rabbia, ma con la vostra frustrazione. Così, per evitare quella situazione che vi ha creato problemi nelle vostre relazioni o nella comprensione di voi stessi, volete essere preparati ad affrontarla se si ripresenterà in futuro.
Lo strumento che usate è quello che avete sempre usato per ogni scoppio di rabbia. Ma non vi ha ancora aiutato a liberarvene. Voi non volete usare nient’altro, neanche di straordinario, se non questo strumento, che avete usato per tutti questi anni. E sperate che in qualche modo possa un domani aiutarvi nel liberarvi dalla rabbia. È sempre la solita vecchia speranza.
D: Ma se qualcuno è molto arrabbiato può diventare violento.
U.G.: Quella violenza viene assorbita dal corpo.
D: Ma può diventare una minaccia.
U.G.: Per chi?
D: Per le altre persone.
U.G.: Sì. E quindi? Cosa può fare?
D: Può andare in giro con un coltello…
U.G.: Che altro?
D: Uccidere qualcuno.
U.G.: Sì. Ma pensa alle guerre dove si uccidono migliaia e migliaia di persone, senza che loro ne abbiano alcuna colpa. Perché limiti la condanna ad una reazione che è naturale, e non condanni le nazioni che scagliano addosso quegli ordigni tremendi a gente indifesa? Le chiami civili? Entrambe le due azioni sono sorte dalla stessa fonte. Più a lungo cercate di sopprimere la vostra rabbia qui, più voi indulgerete in queste atrocità e le giustificherete, perché sono il solo mezzo per proteggere il vostro modo di vivere e di pensare. Queste due cose vanno assieme. Perché giustifichi una cosa del genere? È folle.
Quell’uomo arrabbiato non vi sta attaccando direttamente, ma minaccia il vostro modo di vivere. Il pericolo che rappresenta quell’uomo è quello che vi porti via le cose che considerate preziose. È per questo che cercate di fermare quest’uomo dall’agire quando è in preda ad uno scoppio di rabbia. Le religioni hanno detto che un uomo arrabbiato diventa antisociale.
Ma anche se cercherà di praticare la virtù, resterà un antisociale perché le sue azioni saranno caratterizzate dalla rabbia. Quando quella meta che la società vi ha imposto, quando quello stesso obiettivo che voi avete adottato come ideale da raggiungere verrà tolto di mezzo, voi non danneggerete più nessuno, né individualmente, né a livello di nazione.
Dovete guardare in faccia la rabbia. Ma voi state trattando con cose che non hanno nessun rapporto con la rabbia, non le permettete mai di bruciare se stessa esattamente là dove si origina e agisce. Fare le vostre terapie, prendere a calci un cuscino, colpire questo, quello o quell’altro, è soltanto una presa in giro. Non libera una volta e per tutte l’uomo dalla rabbia.
Il presente articolo è tratto dal libro Il coraggio di essere liberi dal passato, di U.G. Krishnamurti, edito dalla Jubal edizioni, www.jubaleditore.net per gentile concessione.

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U.G. Krishnamurti. Il coraggio di essere liberi dal passato. Jubal, 2004. ISBN: 8888985212

lunedì 14 settembre 2009

Pillola rossa o pillola blu?



Non è più possibile fare gli struzzi ignorando i fatti.
Tutti noi a questo punto dell'evoluzione umana dovremmo fermarci un attimo e riflettere sui perchè più importanti della nostra esistenza.
Dovremmo capire profondamente chi siamo fermandoci a meditare.
Dovremmo poi avendo raggiunto una consapevolezza maggiore individuare le priorità del pianeta ed attuare DELLE SCELTE.
Prima non è possibile scegliere poichè sarebbe solo un semplice calcolo mentale, che include i meccanismi messi in atto da una mente ormai abituata a ragionare verso degli scopi precisi, che sono causa dei CONDIZIONAMENTI avuti durante la nostra vita.
E' arrivato il tempo del grande salto di qualità dell'umanità?
Una NUOVA UMANITA' , un NUOVO UOMO, più consapevole, più vicino alla verità perchè più meditativo, più creativo e meno aggressivo.
Gli scontri piccoli e grandi spariranno di conseguenza e ci si dovrà accordare su un'organizzazione super internazionale con un unico intento: il vero progresso dell'umanità.
E' tempo per tutti di scegliere tra la pillola rossa o la pillola blu:
volete una vita finta nel teatrino di tutti igiorni dove ci si scanna per un po' di potere?
Oppure prendere la pillola blu ....
Auguri

PS: per vedere il video cliccare sul titolo del post

giovedì 10 settembre 2009

La verità è difficile?



La verità ci sfiora ogni giorno come il vento ma non ci accorgiamo di lei.
Parliamo e ragioniamo ma la continuiamo a sfiorare.
Quando non siamo amorevoli verso la vita ci allontaniamo dal flusso dell'esistenza e sprofondiamo nel teatrino delle nostre illusioni: l'iilusione del controllo, l'illusione dei desideri...
E' una grande pena per me riconoscere spesso la falsità nella voce e negli occhi delle persone con cui interagisco, una grande e continua delusione che mi toglie l'energia.
E' preferibile allora restare in solitudine con se stessi, con i propri difetti e i pochi pregi , ma almeno veri.
Ogni tanto allora mi tuffo dentro il mio cuore e ne riesco pieno di gioia e rilassato, pronto a celebrare la bellezza dell'esistenza ballando sotto la luna.
Venite anche voi?

giovedì 3 settembre 2009

Good news...ogni tanto belle notizie..




Ciao a tutti
Riporto quanto scritto sul sito di GREENPEACE:

Ricordate la nostra inchiesta “Amazzonia, che macello!”? Meno di quattro mesi fa chiedevamo a Timberland, Adidas, Clarks, Geox e Nike di interrompere immediatamente i rapporti commerciali con aziende o allevamenti legati alla distruzione dell’Amazzonia.

Abbiamo vinto! Tutte e cinque le multinazionali hanno deciso di passare dalla parte delle foreste. Tra i giganti del mercato della carne e della pelle brasiliani hanno già aderito al nostro appello Bertin e Marfrig. Inoltre, i commercianti brasiliani di soia hanno rinnovato per un anno ancora la moratoria sull’acquisto di soia da aree recentemente deforestate in Amazzonia.

Ora con la nostra campagna “Deforestazione zero” continueremo a fare pressione sull’intero settore della carne e della pelle affinché tutti si assumano la responsabilità degli effetti che le proprie politiche di acquisto producono. Solo così avremo fatto - insieme - qualcosa di concreto per salvare l’Amazzonia e combattere il cambiamento climatico.

http://www.greenpeace.org/italy/deforestazione-zero/

venerdì 28 agosto 2009

La radura del castagnone



Spicchi di luce intersecano i rami
creando il divino aleggiare
delle mie palpebre indecise
fra il verde rassicurante
ed il buio abisso dentro.
Odori puri e leggeri
e suoni di piccoli uccelli volano
mentre la calda aria estiva
accarezza le mie gote stanche.
Come vorrei volare ora anch'io !
Almeno sopra questo mio castagno
che di fianco mi saluta garrendo.
Come vorrei essere ora la pioggia
che disseta il mio viaggiatore...
Invece il clacson
di una corriera di montagna
mi scuote e mi riporta quieora.
Come vorreii essere la mia risata!

Festival della Meditazione a Varazze 4-5-6 settembre




Segnalo a tutti, interessati e non un interessante evento che si terrà a breve nello splendido paesino di Varazze.
Sono rare queste manifestazioni in cui si concentrano tante persone interessate allo sviluppo spirituale dell'uomo, tramite la meditazione.
Credo non bisogni perdere un'occasione del genere.
Io pultroppo parteciperò solo venerdi 4 settembre.
Per chi vuole unirsi o sapere info basta cliccare sul titolo del post oppure su questo link:

http://www.thefestival.it/

Namastè.

sabato 1 agosto 2009

Il significato della parola "Namastè"



Dalle nostre parti il saluto è diventato raro, soprattutto quello sincero dal cuore e non il rituale "per educazione".
Noi spesso abusiamo di strette di mano in cui la mano sembra essere morta e non viva e vibrante di energia positiva, di baci e abbracci dati per educazione, per forza e quindi senza un vero trasporto.
Sembra più saggio il saluto orientale che tende a rimanere lontano dal corpo altrui ma vicino allo spirito, tramite una condivisione della stessa esistenza, del divino che ci circonda e di cui facciamo parte.

La parola che si dice è "Namastè", ecco il suo significato:

Namastè è una parola sanscrita il cui significato letterale è "mi inchino a te": infatti è formata da namas, ossia "salutare, inchinarsi facendo una reverenza" e dalla parola ti, ossia "a te"! Ma a parte il significato puramente letterale, il saluto Namastè è legato ad un significato spirituale che molti traducono con: *il divino che è in me saluta il divino che è in te*. Io lo leggo proprio in questo modo e mi piace, se posso, unirvi anche il classico gesto delle mani giunte dinnanzi al cuore (che sarebbe, poi, un mudra), mentre inchino il capo verso la persona a cui lo dirigo!
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In our part of the greeting has become rare , especially the sincere from the heart and not the ritual " for education."
We often abuse it handshakes where the hand appears to be dead and not alive and vibrant positive energy , kisses and hugs data for education , for strength , and then without a true transportation.
It seems wiser to the eastern greeting that tends to stay away from the body but others close to the spirit , through a sharing of the very existence of the divine that surrounds us and of which we are part .

The word that is said is " Namaste " , its meaning here :

Namaste is a Sanskrit word which literally means " I bow to you " : it is formed by namas , meaning " healthy , making a bow reverently " and the word you , that is " you" ! But apart from the purely literal meaning , the greeting Namaste is tied to a spiritual significance which many translate as : * the divine in me greets the divine in you * . I read it in just this way and I like , if I may , add also the classic gesture of hands clasped in front of the heart (which would be , then , a mudra) , and bowed his head toward the person to whom I direct him !
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